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KOR Forum > FREE > REGNO DEL OFF TOPIC

Messaggi: 175    Letture: 890

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SXMO

Messaggio numero 18177

Creato il: 24/06/2010
18:57:28

Modificato il: 24/06/2010
18:58:05

Apro il topic del OFF TOPIC
che cose è
il regno del fancasseggio
cioè di tutto quello che vi va di postare al diffuori da tutti gli schemi o delle nostre abituali discussione, cosi da non invadere i seriosi topic.
Semplicemente postate quello che vi pare e che volete commentare e condividere

(MESSAGGIO MODIFICATO IL 24/06/2010 18:58:05)

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By Sxm

 
 

SXMO

Messaggio numero 18179

Creato il: 24/06/2010
19:04:27

Modificato il: 24/06/2010
19:10:32

BUUUUUUUUUUUUUU
sti milonari ne anche 4 calci a una palla
Sarà fra 4 anni ma cosi non sentiremo più le vuvuzela

Ps. Ora tifero Jp e Uk

(MESSAGGIO MODIFICATO IL 24/06/2010 19:10:32)

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By Sxm

 
 

FABIO

Messaggio numero 18183

Creato il: 24/06/2010
19:54:47

MESSAGGIO CITATO (sxmo)

BUUUUUUUUUUUUUU
sti milonari ne anche 4 calci a una palla
Sarà fra 4 anni ma cosi non sentiremo più le vuvuzela

Ps. Ora tifero Jp e Uk

Mi associo solo per dire che tiferò Nippon e Argentina.

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Fabio, il webmaster di fiducia

 
 

ALESSANDRO

Messaggio numero 18184

Creato il: 24/06/2010
20:10:32

beh, forza Uruguay. è l'unica squadra che mi piaccia delle rimanenti. carattere, organizzazione di gioco, un bell'attacco... sembrano noi 4 anni fa.
e tutto questo nonostante siano un piccolo Paese.

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alessandro - il crimine non vincerà

 
 

ALE2

Messaggio numero 18186

Creato il: 24/06/2010
20:46:17

Ma perché, ci sono i mondiali quest'anno?

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Ale

 
 

OCEAN81

Messaggio numero 18194

Creato il: 24/06/2010
22:21:27

Siamo i più pagati al mondo e le più grosse seghe al mondo...fan*** pezzi di ***a, dovrebbero vergognarsi.......

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Frank

 
 

ENKY85

Messaggio numero 18202

Creato il: 25/06/2010
01:15:58

Tralasciando come si è concluso posso solo dire...
Sono il primo che l'ha maledetta dalla prima partita di questo mondiale, ma in quei venti minuti finali,ci ho creduto fino all'ultimo nel miracolo...
Il problema è che se avessero giocato tutta la partita come quegli ultimi minuti, adesso saremmo andati ai quarti...
Un peccato perchè le premesse per andare avanti c'erano tutte (tra cui alcuni gran bei giocatori)... solo che non le abbiamo sfruttate... vuoi per la condizione psicofisica dei giocatori, vuoi per le scelte sbagliate (e qui non ci piove) del C.t. , vuoi per le vuvuzela .
Secondo me siamo arrivati li come se avessimo già la coppa in tasca e abbiamo sottovalutato tutte queste squadrette, che difronte alla detentrice del titolo , hanno messo anima e corpo pur di fare un buon risultato.
Una grande amarezza...
La nota positiva è che da domani si cambia registro, sperando che Prandelli si affidi più al vivaio giovanile italiano che ai soliti veterani (che per carità 4 anni fa ci hanno fatto vincere, ma è stato 4 anni fa... ).
4anni son tantissimi per un giocatore.
Il fisico che si ha a 30 non lo si avrà a 34... con la sola esperienza non vai lontano...

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JACK BAUER MAKES CHUCK NORRIS CRY!

 
 

JOEBADG

Messaggio numero 18203

Creato il: 25/06/2010
03:06:19

MESSAGGIO CITATO (sxmo)

BUUUUUUUUUUUUUU
sti milonari ne anche 4 calci a una palla
Sarà fra 4 anni ma cosi non sentiremo più le vuvuzela

Ps. Ora tifero Jp e Uk

Il Giappone ha fatto la sua porca figura con la Danimarca... almeno è stato capace di qualificarsi in un girone ben più difficiel del nostro!

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joebadg

 
 

ALE2

Messaggio numero 18219

Creato il: 25/06/2010
21:08:27

Ah, sicchè l'Italia è fuori... mi dispiace tantissimo... quando ci sono i mondiali non c'è nessuno in giro e puoi fare quel cavolo che vuoi, come presentarti senza prenotazione in ristoranti dove devi essere raccomandato dal Papa per avere un tavolo, o correre come un pazzo per la strada tanto la polizia è attaccata all'autoradio e non ti caga di striscio... peccato, mi dispiace proprio.

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Ale

 
 

ALESSANDRO

Messaggio numero 18220

Creato il: 25/06/2010
21:11:59

MESSAGGIO CITATO (ale2)

Ah, sicchè l'Italia è fuori... mi dispiace tantissimo... quando ci sono i mondiali non c'è nessuno in giro e puoi fare quel cavolo che vuoi, come presentarti senza prenotazione in ristoranti dove devi essere raccomandato dal Papa per avere un tavolo, o correre come un pazzo per la strada tanto la polizia è attaccata all'autoradio e non ti caga di striscio... peccato, mi dispiace proprio.

ma non è che ti dispiace soprattutto che non sarà più facile “trovare posto senza prenotazione in ristoranti dove devi essere raccomandato dal Papa per avere un tavolo“?

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alessandro - il crimine non vincerà

 
 

DANABNORMAL

Messaggio numero 18223

Creato il: 26/06/2010
02:17:40

Ciao Dan, sono ..., ...... mi ha chiesto di mandarti questa mail che ha scritto: Visto che questa Indirizzo di posta è diventata di dominio pubblico una lezioncina per il solone Meketh e amici, sull'antimoderno: Noi moderni, intesi come massa, siamo molto meno liberi dal punto di vista economico degli uomini dell'epoca preindustriale. Questo è l'effetto-paradosso dell'aver scelto un modello di sviluppo basato sulla “libera intrapresa“ e la concorrenza. Nel Medioevo e nel Rinascimento europei la stragrande maggioranza della popolazione, il 90%, era formata da contadini e artigiani (il restante 10% erano nobili, feneant a vario titolo come i preti, un ridotto manipolo di mercanti che rischiavano in proprio e un 1% di mendichi, ma era mendico solo chi voleva esserlo, un po' come i clochard per scelta dei nostri giorni). Contadino o artigiano che fosse l'uomo preindustriale viveva del suo e sul suo. Il contadino quando dipendeva formalmente dal feudatario, non era cioè proprietario della terra ma la deteneva in un possesso secolare, pagava a costui una rendita ridicola come ammette anche Adam Smith che nota: “Coloro che coltivavano la terra. pagavano una rendita che non aveva alcun rapporto di equivalenza con la sussistenza che la terra forniva loro. Una corona, una mezza corona, una pecora, un agnello erano, pochi anni fa, nelle Highlands, una rendita ordinaria per delle terre che mantenevano una famiglia“ (A. Smith, La ricchezza delle nazioni, III, IV). C'erano poi le corvées che a noi moderni abituati, almeno concettualmente, alle libertà individuali, fanno molta impressione perché consistevano in servigi personali che i contadini, un paio di giorni al mese, a rotazione, dovevano rendere al feudatario (aggiungersi ai domestici se dava una festa, dava una mano per qualche altra incombenza, e cose simili). Pagato questo scotto molto relativo (soprattutto se paragonato alle tasse che noi oggi versiamo allo Stato: fra rendita del feudatario, imposte reali, decima ecclesiastica, il prelievo non superò mai il 4-5%) la sussistenza del contadino dipendeva da lui e solo da lui e dalla sua famiglia. Ma, a parte la fatica (“la terra è bassa“ dicono i contadini), da questo punto di vista non aveva problemi perché, come scrive lo storico Giuseppe Felloni in Profilo di storia economica dell'Europa dal Medioevo all'età contemporanea (Giappichelli, p. 107): “Le terre sono distribuite con criteri che antepongono l'equità distributiva all'efficienza economica, mentre quelle per loro natura inadatte alla coltivazione (boschi, pascoli, paludi eccetera) sono usate promiscuamente da tutti, ma entro limiti ben precisi. le terre. per consentire il libero accesso di quanti usufruiscono degli usi civici (vale a dire delle numerose servitù, di spigolatura, di pascolo, di acquatico, di legnatico e via dicendo, che gravano sulla proprietà e sul possesso privati senza peraltro metterli in discussione - era un regime “comunitario“ non “comunista“ della terra, ndr) devono essere lasciate aperte, senza barr! iere confinarie“. La concezione di fondo era che ad ogni nucleo familiare doveva essere garantito il suo “spazio vitale“. Che valeva anche per il mondo artigiano. Se si prendono gli Statuti artigiani dell'epoca si leggono prescrizioni per noi, oggi, inconcepibili: “Non togliere agli altri alcuno dei suoi clienti“; “nessuno deve allontanare i clienti dal negozio del vicino né distoglierli dall'acquisto con cenni o gesti o altri segni“. Insomma era proibita la concorrenza, stella polare del nostro di mondo. Dirà il lettore moderno: ma allora l'artigiano poteva produrre oggetti scadenti sicuro di cavarsela lo stesso. Non era così. Non fosse bastato - e bastava - l'orgoglio dell'artigiano di far uscire dalle proprie mani dei capo-lavori, ci pensavano gli stessi Statuti a stabilire, con prescrizioni minutissime, degli standard estremamente severi per garantire la qualità del prodotto. Stiamo parlando dell'economia di sussistenza (sostanzialmente; autoproduzione e autoconsumo) che è stata in vigore in Europa e nei Paesi del Terzo mondo finché l'irruzione del modello di sviluppo industriale non ha cambiato tutti i termini della questione. Per la verità non proprio tutti. Esiste anche oggi una casta, quella dei politici, che come i nobili dell'ancien régime, non lavorano, non pagano le tasse su una porzione enorme dei loro emolumenti (100 mila euro), hanno un diritto proprio. Per il resto la mentalità del mercante, il più obbrobrioso degli esseri, considerato da tutte le culture preindustriali, d'oriente e d'occidente, all'ultimo gradino della scala sociale, sotto gli schiavi, perché si è sempre ritenuto indegno di un uomo scambiare per denaro, l'ha avuta vinta. Si è nobilitato a “imprenditore“. Noialtri tutti siamo diventati degli “schiavi salariati“, come si esprime Nietzsche, la cui sussistenza dipende da chi ti fa lavorare (e lo dobbiamo anche ringraziare) e da congiunture economiche e finanziarie sofisticatissime e lontanissime sulle quali, in barba a tutte le balle sulla democrazia, non abbiamo nessun controllo né alcuna possibilità di incidere. Siamo completamente alla mercé altrui e di un meccanismo che è sfuggito di mano anche agli stessi apprendisti stregoni che pretendono di guidarlo e marcia ormai per conto suo. Per impedire stragi umane eccessive e controproducenti (la forza-lavoro, cioè gli schiavi devono essere mantenuti in vita finché servono a qualcosa) gli Stati, dopo le dure lotte del XIX e del XX secolo, sono stati costretti a introdurre alcuni istituti: i sussidi di disoccupazione, la cassa integrazione, eccetera. Per quelli che invece non servono più a nulla, i vecchi, c'è la pensione. Solo le astrazioni della Modernità, in combinazione con la smania codificatoria della borghesia per cui la legge deve entrare anche nelle vicende più private e intime dei rapporti umani, potevano inventarsi una cosa così crudele come la pensione. Da un giorno all'altro tu perdi il posto, per quanto modesto, che avevi nella società e vieni sbattuto nel magazzino dei ferrivecchi. E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile ***zo. Per cui al pensionato, per riempire in qualche modo il vuoto che si è venuto a creare nella sua vita, per “ammazz! are il tempo“ (ma in realtà è il tempo che ammazza lui) monta una sorta di ossessione, alla Bouvard e Pécuchet, di conoscenza onnivora: vuol leggere tutto, vedere tutto, impadronirsi di tecniche e scienze di cui non gli è mai importato nulla e, di fatto, continua a non importargli nulla. “Quest'anno mi sono fatto il Nepal“. Non è amore di conoscenza, è una nevrosi catalogato-ria da album di figurine di collezionisti bambini. È mettere una tacca sul coltello che ha perso il filo e non serve più. Non è un piacere, ma un dovere, una faticaccia consumata sui pullman dei tour operator specializzati nella “terza età“ o su traghetti carontici più infernali di quelli dei boat people alimentati almeno dalla speranza, dove ogni tanto qualcuno si accascia e muore mentre gli altri, come nella Vergogna di Bergman si voltano dall'altra parte e fingono di non vedere. In età premoderna, preindustriale, preilluminista, preborghese non c'era una crasi così netta, così feroce, fra vita attiva e un riposo che somiglia troppo all'eterno riposo. Il capofamiglia, man mano che invecchiava, lasciava i lavori più pesanti e impegnativi ai membri giovani del gruppo, ma continuava ad aver-ne la guida e quindi conservava un ruolo e la sua vita un senso. Adesso che un modello che ha puntato tutto sull'economia, marginalizzando tutte le altre esigenze umane, sta fallendo anche e proprio sull'economia, ci si dà, in Europa, a smantellare il welfare, compreso l'istituto della pensione che verrà portata, si dice, a settant'anni, cioè ai limiti della vita visto che la media, per gli uomini, è di 78 anni. Alla luce di quello che abbiamo detto potrebbe essere un vantaggio. Se non fosse che, nella stragrande maggioranza dei casi, i vecchi (e la vecchiaia, a onta di altre balle che ci raccontano, comincia, oggi come sempre, a sessant'anni come sa, nel suo intimo, chiunque abbia compiuto questo fatidico compleanno) e anche coloro che ancora tali non sono, non reggono le vorticose accelerazioni ! che, per competere, la società moderna, con la sua sfavillante tecnologia, impone alla nostra esistenza. Per cui il nostro futuro è, più o meno, questo: o schiattare sul campo o languire, negli ultimissimi anni, in una noia e in una solitudine senza luce e senza speranza. En attendant Godot. Per quanto riguarda il topic musica, sempre al signor Meketh, qualche consiglio su cosa postare: http://www.youtube.com/watch?v... Questo invece per rischiarar l'ugola del signor Dana (o come cavolo si chiama quel ridicolo con il canino nella foto), visto che gli piace cantare arrivi a fare questo: http://www.youtube.com/watch?v... Per Alessandro non c'è invece speranza di insegnargli qualcosa, sarebbe come pretendere che un orso cachi nel cesso! dal punto di vista cinematografico dagli qualche dritta (se ci riesci), ma sono propenso a credere che rimarrà fermo alla sua “pallottola spuntata“.

Il KOR friend .....

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danabnormal

 
 

OCEAN81

Messaggio numero 18224

Creato il: 26/06/2010
02:33:22

MESSAGGIO CITATO (danabnormal)

Ciao Dan, sono ..., ...... mi ha chiesto di mandarti questa mail che ha scritto: Visto che questa Indirizzo di posta è diventata di dominio pubblico una lezioncina per il solone Meketh e amici, sull'antimoderno: Noi moderni, intesi come massa, siamo molto meno liberi dal punto di vista economico degli uomini dell'epoca preindustriale. Questo è l'effetto-paradosso dell'aver scelto un modello di sviluppo basato sulla “libera intrapresa“ e la concorrenza. Nel Medioevo e nel Rinascimento europei la stragrande maggioranza della popolazione, il 90%, era formata da contadini e artigiani (il restante 10% erano nobili, feneant a vario titolo come i preti, un ridotto manipolo di mercanti che rischiavano in proprio e un 1% di mendichi, ma era mendico solo chi voleva esserlo, un po' come i clochard per scelta dei nostri giorni). Contadino o artigiano che fosse l'uomo preindustriale viveva del suo e sul suo. Il contadino quando dipendeva formalmente dal feudatario, non era cioè proprietario della terra ma la deteneva in un possesso secolare, pagava a costui una rendita ridicola come ammette anche Adam Smith che nota: “Coloro che coltivavano la terra. pagavano una rendita che non aveva alcun rapporto di equivalenza con la sussistenza che la terra forniva loro. Una corona, una mezza corona, una pecora, un agnello erano, pochi anni fa, nelle Highlands, una rendita ordinaria per delle terre che mantenevano una famiglia“ (A. Smith, La ricchezza delle nazioni, III, IV). C'erano poi le corvées che a noi moderni abituati, almeno concettualmente, alle libertà individuali, fanno molta impressione perché consistevano in servigi personali che i contadini, un paio di giorni al mese, a rotazione, dovevano rendere al feudatario (aggiungersi ai domestici se dava una festa, dava una mano per qualche altra incombenza, e cose simili). Pagato questo scotto molto relativo (soprattutto se paragonato alle tasse che noi oggi versiamo allo Stato: fra rendita del feudatario, imposte reali, decima ecclesiastica, il prelievo non superò mai il 4-5%) la sussistenza del contadino dipendeva da lui e solo da lui e dalla sua famiglia. Ma, a parte la fatica (“la terra è bassa“ dicono i contadini), da questo punto di vista non aveva problemi perché, come scrive lo storico Giuseppe Felloni in Profilo di storia economica dell'Europa dal Medioevo all'età contemporanea (Giappichelli, p. 107): “Le terre sono distribuite con criteri che antepongono l'equità distributiva all'efficienza economica, mentre quelle per loro natura inadatte alla coltivazione (boschi, pascoli, paludi eccetera) sono usate promiscuamente da tutti, ma entro limiti ben precisi. le terre. per consentire il libero accesso di quanti usufruiscono degli usi civici (vale a dire delle numerose servitù, di spigolatura, di pascolo, di acquatico, di legnatico e via dicendo, che gravano sulla proprietà e sul possesso privati senza peraltro metterli in discussione - era un regime “comunitario“ non “comunista“ della terra, ndr) devono essere lasciate aperte, senza barr! iere confinarie“. La concezione di fondo era che ad ogni nucleo familiare doveva essere garantito il suo “spazio vitale“. Che valeva anche per il mondo artigiano. Se si prendono gli Statuti artigiani dell'epoca si leggono prescrizioni per noi, oggi, inconcepibili: “Non togliere agli altri alcuno dei suoi clienti“; “nessuno deve allontanare i clienti dal negozio del vicino né distoglierli dall'acquisto con cenni o gesti o altri segni“. Insomma era proibita la concorrenza, stella polare del nostro di mondo. Dirà il lettore moderno: ma allora l'artigiano poteva produrre oggetti scadenti sicuro di cavarsela lo stesso. Non era così. Non fosse bastato - e bastava - l'orgoglio dell'artigiano di far uscire dalle proprie mani dei capo-lavori, ci pensavano gli stessi Statuti a stabilire, con prescrizioni minutissime, degli standard estremamente severi per garantire la qualità del prodotto. Stiamo parlando dell'economia di sussistenza (sostanzialmente; autoproduzione e autoconsumo) che è stata in vigore in Europa e nei Paesi del Terzo mondo finché l'irruzione del modello di sviluppo industriale non ha cambiato tutti i termini della questione. Per la verità non proprio tutti. Esiste anche oggi una casta, quella dei politici, che come i nobili dell'ancien régime, non lavorano, non pagano le tasse su una porzione enorme dei loro emolumenti (100 mila euro), hanno un diritto proprio. Per il resto la mentalità del mercante, il più obbrobrioso degli esseri, considerato da tutte le culture preindustriali, d'oriente e d'occidente, all'ultimo gradino della scala sociale, sotto gli schiavi, perché si è sempre ritenuto indegno di un uomo scambiare per denaro, l'ha avuta vinta. Si è nobilitato a “imprenditore“. Noialtri tutti siamo diventati degli “schiavi salariati“, come si esprime Nietzsche, la cui sussistenza dipende da chi ti fa lavorare (e lo dobbiamo anche ringraziare) e da congiunture economiche e finanziarie sofisticatissime e lontanissime sulle quali, in barba a tutte le balle sulla democrazia, non abbiamo nessun controllo né alcuna possibilità di incidere. Siamo completamente alla mercé altrui e di un meccanismo che è sfuggito di mano anche agli stessi apprendisti stregoni che pretendono di guidarlo e marcia ormai per conto suo. Per impedire stragi umane eccessive e controproducenti (la forza-lavoro, cioè gli schiavi devono essere mantenuti in vita finché servono a qualcosa) gli Stati, dopo le dure lotte del XIX e del XX secolo, sono stati costretti a introdurre alcuni istituti: i sussidi di disoccupazione, la cassa integrazione, eccetera. Per quelli che invece non servono più a nulla, i vecchi, c'è la pensione. Solo le astrazioni della Modernità, in combinazione con la smania codificatoria della borghesia per cui la legge deve entrare anche nelle vicende più private e intime dei rapporti umani, potevano inventarsi una cosa così crudele come la pensione. Da un giorno all'altro tu perdi il posto, per quanto modesto, che avevi nella società e vieni sbattuto nel magazzino dei ferrivecchi. E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile ***zo. Per cui al pensionato, per riempire in qualche modo il vuoto che si è venuto a creare nella sua vita, per “ammazz! are il tempo“ (ma in realtà è il tempo che ammazza lui) monta una sorta di ossessione, alla Bouvard e Pécuchet, di conoscenza onnivora: vuol leggere tutto, vedere tutto, impadronirsi di tecniche e scienze di cui non gli è mai importato nulla e, di fatto, continua a non importargli nulla. “Quest'anno mi sono fatto il Nepal“. Non è amore di conoscenza, è una nevrosi catalogato-ria da album di figurine di collezionisti bambini. È mettere una tacca sul coltello che ha perso il filo e non serve più. Non è un piacere, ma un dovere, una faticaccia consumata sui pullman dei tour operator specializzati nella “terza età“ o su traghetti carontici più infernali di quelli dei boat people alimentati almeno dalla speranza, dove ogni tanto qualcuno si accascia e muore mentre gli altri, come nella Vergogna di Bergman si voltano dall'altra parte e fingono di non vedere. In età premoderna, preindustriale, preilluminista, preborghese non c'era una crasi così netta, così feroce, fra vita attiva e un riposo che somiglia troppo all'eterno riposo. Il capofamiglia, man mano che invecchiava, lasciava i lavori più pesanti e impegnativi ai membri giovani del gruppo, ma continuava ad aver-ne la guida e quindi conservava un ruolo e la sua vita un senso. Adesso che un modello che ha puntato tutto sull'economia, marginalizzando tutte le altre esigenze umane, sta fallendo anche e proprio sull'economia, ci si dà, in Europa, a smantellare il welfare, compreso l'istituto della pensione che verrà portata, si dice, a settant'anni, cioè ai limiti della vita visto che la media, per gli uomini, è di 78 anni. Alla luce di quello che abbiamo detto potrebbe essere un vantaggio. Se non fosse che, nella stragrande maggioranza dei casi, i vecchi (e la vecchiaia, a onta di altre balle che ci raccontano, comincia, oggi come sempre, a sessant'anni come sa, nel suo intimo, chiunque abbia compiuto questo fatidico compleanno) e anche coloro che ancora tali non sono, non reggono le vorticose accelerazioni ! che, per competere, la società moderna, con la sua sfavillante tecnologia, impone alla nostra esistenza. Per cui il nostro futuro è, più o meno, questo: o schiattare sul campo o languire, negli ultimissimi anni, in una noia e in una solitudine senza luce e senza speranza. En attendant Godot. Per quanto riguarda il topic musica, sempre al signor Meketh, qualche consiglio su cosa postare: http://www.youtube.com/watch?v... Questo invece per rischiarar l'ugola del signor Dana (o come cavolo si chiama quel ridicolo con il canino nella foto), visto che gli piace cantare arrivi a fare questo: http://www.youtube.com/watch?v... Per Alessandro non c'è invece speranza di insegnargli qualcosa, sarebbe come pretendere che un orso cachi nel cesso! dal punto di vista cinematografico dagli qualche dritta (se ci riesci), ma sono propenso a credere che rimarrà fermo alla sua “pallottola spuntata“.

Il KOR friend .....

Io se avete bisogno conosco degli eccellenti psicologi....

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Frank

 
 

OCEAN81

Messaggio numero 18225

Creato il: 26/06/2010
02:37:05

MESSAGGIO CITATO (ocean81)

Io se avete bisogno conosco degli eccellenti psicologi....

P.S.
Citazioni da libro di 5ta superiore gia che siamo in tempo di matura.......

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Frank

 
 

DANABNORMAL

Messaggio numero 18226

Creato il: 26/06/2010
02:44:41

I primi caldi fanno mooooolto male!

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danabnormal

 
 

SXMO

Messaggio numero 18227

Creato il: 26/06/2010
07:52:31

MESSAGGIO CITATO (ale2)

o correre come un pazzo per la strada tanto la polizia è attaccata all'autoradio e non ti caga di striscio... peccato, mi dispiace proprio.

a chi lo dici stavo giusto provando lo scarico in acciaio inox di Sabrina durante la partita dell'italia http://www.youtube.com/watch?v...

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By Sxm

 
 

SXMO

Messaggio numero 18228

Creato il: 26/06/2010
07:58:29

Modificato il: 26/06/2010
07:59:12

MESSAGGIO CITATO (danabnormal)

Ciao Dan, sono ..., ...... mi ha chiesto di mandarti questa mail che ha scritto: Visto che questa Indirizzo di posta è diventata di dominio pubblico una lezioncina per il solone Meketh e amici, sull'antimoderno: Noi moderni, intesi come massa, siamo molto meno liberi dal punto di vista economico degli uomini dell'epoca preindustriale. Questo è l'effetto-paradosso dell'aver scelto un modello di sviluppo basato sulla “libera intrapresa“ e la concorrenza. Nel Medioevo e nel Rinascimento europei la stragrande maggioranza della popolazione, il 90%, era formata da contadini e artigiani (il restante 10% erano nobili, feneant a vario titolo come i preti, un ridotto manipolo di mercanti che rischiavano in proprio e un 1% di mendichi, ma era mendico solo chi voleva esserlo, un po' come i clochard per scelta dei nostri giorni). Contadino o artigiano che fosse l'uomo preindustriale viveva del suo e sul suo. Il contadino quando dipendeva formalmente dal feudatario, non era cioè proprietario della terra ma la deteneva in un possesso secolare, pagava a costui una rendita ridicola come ammette anche Adam Smith che nota: “Coloro che coltivavano la terra. pagavano una rendita che non aveva alcun rapporto di equivalenza con la sussistenza che la terra forniva loro. Una corona, una mezza corona, una pecora, un agnello erano, pochi anni fa, nelle Highlands, una rendita ordinaria per delle terre che mantenevano una famiglia“ (A. Smith, La ricchezza delle nazioni, III, IV). C'erano poi le corvées che a noi moderni abituati, almeno concettualmente, alle libertà individuali, fanno molta impressione perché consistevano in servigi personali che i contadini, un paio di giorni al mese, a rotazione, dovevano rendere al feudatario (aggiungersi ai domestici se dava una festa, dava una mano per qualche altra incombenza, e cose simili). Pagato questo scotto molto relativo (soprattutto se paragonato alle tasse che noi oggi versiamo allo Stato: fra rendita del feudatario, imposte reali, decima ecclesiastica, il prelievo non superò mai il 4-5%) la sussistenza del contadino dipendeva da lui e solo da lui e dalla sua famiglia. Ma, a parte la fatica (“la terra è bassa“ dicono i contadini), da questo punto di vista non aveva problemi perché, come scrive lo storico Giuseppe Felloni in Profilo di storia economica dell'Europa dal Medioevo all'età contemporanea (Giappichelli, p. 107): “Le terre sono distribuite con criteri che antepongono l'equità distributiva all'efficienza economica, mentre quelle per loro natura inadatte alla coltivazione (boschi, pascoli, paludi eccetera) sono usate promiscuamente da tutti, ma entro limiti ben precisi. le terre. per consentire il libero accesso di quanti usufruiscono degli usi civici (vale a dire delle numerose servitù, di spigolatura, di pascolo, di acquatico, di legnatico e via dicendo, che gravano sulla proprietà e sul possesso privati senza peraltro metterli in discussione - era un regime “comunitario“ non “comunista“ della terra, ndr) devono essere lasciate aperte, senza barr! iere confinarie“. La concezione di fondo era che ad ogni nucleo familiare doveva essere garantito il suo “spazio vitale“. Che valeva anche per il mondo artigiano. Se si prendono gli Statuti artigiani dell'epoca si leggono prescrizioni per noi, oggi, inconcepibili: “Non togliere agli altri alcuno dei suoi clienti“; “nessuno deve allontanare i clienti dal negozio del vicino né distoglierli dall'acquisto con cenni o gesti o altri segni“. Insomma era proibita la concorrenza, stella polare del nostro di mondo. Dirà il lettore moderno: ma allora l'artigiano poteva produrre oggetti scadenti sicuro di cavarsela lo stesso. Non era così. Non fosse bastato - e bastava - l'orgoglio dell'artigiano di far uscire dalle proprie mani dei capo-lavori, ci pensavano gli stessi Statuti a stabilire, con prescrizioni minutissime, degli standard estremamente severi per garantire la qualità del prodotto. Stiamo parlando dell'economia di sussistenza (sostanzialmente; autoproduzione e autoconsumo) che è stata in vigore in Europa e nei Paesi del Terzo mondo finché l'irruzione del modello di sviluppo industriale non ha cambiato tutti i termini della questione. Per la verità non proprio tutti. Esiste anche oggi una casta, quella dei politici, che come i nobili dell'ancien régime, non lavorano, non pagano le tasse su una porzione enorme dei loro emolumenti (100 mila euro), hanno un diritto proprio. Per il resto la mentalità del mercante, il più obbrobrioso degli esseri, considerato da tutte le culture preindustriali, d'oriente e d'occidente, all'ultimo gradino della scala sociale, sotto gli schiavi, perché si è sempre ritenuto indegno di un uomo scambiare per denaro, l'ha avuta vinta. Si è nobilitato a “imprenditore“. Noialtri tutti siamo diventati degli “schiavi salariati“, come si esprime Nietzsche, la cui sussistenza dipende da chi ti fa lavorare (e lo dobbiamo anche ringraziare) e da congiunture economiche e finanziarie sofisticatissime e lontanissime sulle quali, in barba a tutte le balle sulla democrazia, non abbiamo nessun controllo né alcuna possibilità di incidere. Siamo completamente alla mercé altrui e di un meccanismo che è sfuggito di mano anche agli stessi apprendisti stregoni che pretendono di guidarlo e marcia ormai per conto suo. Per impedire stragi umane eccessive e controproducenti (la forza-lavoro, cioè gli schiavi devono essere mantenuti in vita finché servono a qualcosa) gli Stati, dopo le dure lotte del XIX e del XX secolo, sono stati costretti a introdurre alcuni istituti: i sussidi di disoccupazione, la cassa integrazione, eccetera. Per quelli che invece non servono più a nulla, i vecchi, c'è la pensione. Solo le astrazioni della Modernità, in combinazione con la smania codificatoria della borghesia per cui la legge deve entrare anche nelle vicende più private e intime dei rapporti umani, potevano inventarsi una cosa così crudele come la pensione. Da un giorno all'altro tu perdi il posto, per quanto modesto, che avevi nella società e vieni sbattuto nel magazzino dei ferrivecchi. E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile ***zo. Per cui al pensionato, per riempire in qualche modo il vuoto che si è venuto a creare nella sua vita, per “ammazz! are il tempo“ (ma in realtà è il tempo che ammazza lui) monta una sorta di ossessione, alla Bouvard e Pécuchet, di conoscenza onnivora: vuol leggere tutto, vedere tutto, impadronirsi di tecniche e scienze di cui non gli è mai importato nulla e, di fatto, continua a non importargli nulla. “Quest'anno mi sono fatto il Nepal“. Non è amore di conoscenza, è una nevrosi catalogato-ria da album di figurine di collezionisti bambini. È mettere una tacca sul coltello che ha perso il filo e non serve più. Non è un piacere, ma un dovere, una faticaccia consumata sui pullman dei tour operator specializzati nella “terza età“ o su traghetti carontici più infernali di quelli dei boat people alimentati almeno dalla speranza, dove ogni tanto qualcuno si accascia e muore mentre gli altri, come nella Vergogna di Bergman si voltano dall'altra parte e fingono di non vedere. In età premoderna, preindustriale, preilluminista, preborghese non c'era una crasi così netta, così feroce, fra vita attiva e un riposo che somiglia troppo all'eterno riposo. Il capofamiglia, man mano che invecchiava, lasciava i lavori più pesanti e impegnativi ai membri giovani del gruppo, ma continuava ad aver-ne la guida e quindi conservava un ruolo e la sua vita un senso. Adesso che un modello che ha puntato tutto sull'economia, marginalizzando tutte le altre esigenze umane, sta fallendo anche e proprio sull'economia, ci si dà, in Europa, a smantellare il welfare, compreso l'istituto della pensione che verrà portata, si dice, a settant'anni, cioè ai limiti della vita visto che la media, per gli uomini, è di 78 anni. Alla luce di quello che abbiamo detto potrebbe essere un vantaggio. Se non fosse che, nella stragrande maggioranza dei casi, i vecchi (e la vecchiaia, a onta di altre balle che ci raccontano, comincia, oggi come sempre, a sessant'anni come sa, nel suo intimo, chiunque abbia compiuto questo fatidico compleanno) e anche coloro che ancora tali non sono, non reggono le vorticose accelerazioni ! che, per competere, la società moderna, con la sua sfavillante tecnologia, impone alla nostra esistenza. Per cui il nostro futuro è, più o meno, questo: o schiattare sul campo o languire, negli ultimissimi anni, in una noia e in una solitudine senza luce e senza speranza. En attendant Godot. Per quanto riguarda il topic musica, sempre al signor Meketh, qualche consiglio su cosa postare: http://www.youtube.com/watch?v... Questo invece per rischiarar l'ugola del signor Dana (o come cavolo si chiama quel ridicolo con il canino nella foto), visto che gli piace cantare arrivi a fare questo: http://www.youtube.com/watch?v... Per Alessandro non c'è invece speranza di insegnargli qualcosa, sarebbe come pretendere che un orso cachi nel cesso! dal punto di vista cinematografico dagli qualche dritta (se ci riesci), ma sono propenso a credere che rimarrà fermo alla sua “pallottola spuntata“.

Il KOR friend .....

ma è il korfriends... tu sa chi (molto Harry potter)
non posso lasciarvi soli un momento

(MESSAGGIO MODIFICATO IL 26/06/2010 07:59:12)

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By Sxm

 
 

HIROKI

Messaggio numero 18232

Creato il: 26/06/2010
10:57:52

MESSAGGIO CITATO (sxmo)

ma è il korfriends... tu sa chi (molto Harry potter)
non posso lasciarvi soli un momento

colpiti e affondati

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hiroki

 
 

HIROKI

Messaggio numero 18233

Creato il: 26/06/2010
10:58:11

MESSAGGIO CITATO (sxmo)

ma è il korfriends... tu sa chi (molto Harry potter)
non posso lasciarvi soli un momento

colpiti e affondati

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hiroki

 
 

OCEAN81

Messaggio numero 18234

Creato il: 26/06/2010
11:51:01

MESSAGGIO CITATO (hiroki)

colpiti e affondati

Affondati chi?

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Frank

 
 

DANABNORMAL

Messaggio numero 18240

Creato il: 26/06/2010
12:01:48

Modificato il: 26/06/2010
12:20:44

Chiedo al webmaster di cancellare il mio account.
Dopo una lunga chiacchierata con “gli amici“ (quelli veri) del forum ho deciso di farmi da parte per non causare futuri scontri nel forum.

(MESSAGGIO MODIFICATO IL 26/06/2010 12:20:44)

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danabnormal

 
 

OCEAN81

Messaggio numero 18266

Creato il: 26/06/2010
12:50:59

MESSAGGIO CITATO (danabnormal)

Chiedo al webmaster di cancellare il mio account.
Dopo una lunga chiacchierata con “gli amici“ (quelli veri) del forum ho deciso di farmi da parte per non causare futuri scontri nel forum.

Invece di cancellarti, perchè non tiri fuori il nome del C O G L I O N E! Che ha scritto sta ***zata? per ciò che mi riguarda è tanto ***e e codardo in egual misura anche chi si presta a fare da tramite...
...io posso dire solo una cosa....VERGOGNATEVI di essere così miseri...

------------------

Frank

 
 

FABIO

Messaggio numero 18290

Creato il: 26/06/2010
14:23:10

MESSAGGIO CITATO (danabnormal)

Chiedo al webmaster di cancellare il mio account.
Dopo una lunga chiacchierata con “gli amici“ (quelli veri) del forum ho deciso di farmi da parte per non causare futuri scontri nel forum.

Su tua richiesta, il tuo account è stato cancellato.
Visti gli ultimi episodi nel KOR Forum, vi comunico che da oggi in poi sarò costretto a drastiche decisioni senza preavviso, allo scopo di preservare lo spirito di amicizia che ha sempre contraddistinto il KOR Forum da 10 anni a questa parte.

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il webmaster

 
 

FABIO

Messaggio numero 18291

Creato il: 26/06/2010
14:27:40

MESSAGGIO CITATO (ocean81)

Invece di cancellarti, perchè non tiri fuori il nome del C O G L I O N E! Che ha scritto sta ***zata? per ciò che mi riguarda è tanto ***e e codardo in egual misura anche chi si presta a fare da tramite...
...io posso dire solo una cosa....VERGOGNATEVI di essere così miseri...

Perfavore, cerchiamo di moderare il linguaggio.
Grazie

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Fabio, il webmaster di fiducia

 
 

OCEAN81

Messaggio numero 18293

Creato il: 26/06/2010
14:32:44

MESSAGGIO CITATO (fabio)

Perfavore, cerchiamo di moderare il linguaggio.
Grazie

Hai ragione Fabio. Scusa.
...ma ti renderai bene conto che certe persone mettono fortemente alla prova la disponibilità e la pazienza altrui.

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Frank

 
 

ALE2

Messaggio numero 18296

Creato il: 26/06/2010
15:38:32

MESSAGGIO CITATO (fabio)

Su tua richiesta, il tuo account è stato cancellato.
Visti gli ultimi episodi nel KOR Forum, vi comunico che da oggi in poi sarò costretto a drastiche decisioni senza preavviso, allo scopo di preservare lo spirito di amicizia che ha sempre contraddistinto il KOR Forum da 10 anni a questa parte.

Ma che cavolo sta succedendo qui? Mi sono perso qualcosa di grave in quest'ultimo periodo che ho frequentato poco?

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Ale

 
 

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