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ABCB73

Messaggio numero 21138

Creato il: 05/11/2010
17:01:31

MESSAGGIO CITATO (haranbanjo)

Apro il nuovo topic dove rilasciare le recensioni di anime e manga, visto che ormai l`altro è perennemente chiuso.
Anche in questo caso qui andranno postate solo le recensioni, mentre i commenti continueranno ad esser fatti nel topic `Anime & manga` .

Haran mi hai preceduto ed hai fatto bene.
Per mantenere lo storico di tutte le recensioni fatte dai Korfriends ecco il link del primo topic:
http://www.orangeroad.it/forum...

ed il link del secondo topic, che riprendeva tutte le vecchie recensionie e ne aggiungeva di altre:
http://www.orangeroad.it/forum...

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DENIS

 
 

ABCB73

Messaggio numero 21139

Creato il: 05/11/2010
17:07:40

Riporto anche qui la recensione che avevo postato provvisoriamente nel topic “anime e manga 5“.
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Ecco la recensione di un anime che di missili nel cuLo (francesismo dello zio Mek usato per il finale di Phantom ) ne lancia diversi durante la storia.


KOI KAZE

Sono stato a lungo indeciso se recensire o meno quest`anime (l’ho visto più di un anno fa e non è tra i miei preferiti), oltre al fatto che parlarne può essere un consiglio più o meno diretto di guardarlo, devo dire che certe cose mi sono piaciute mentre altre non sono riuscito ad assimilarle (più volte durante l`anime, guardando il protagonista, mi sono ritrovato a dire a voce alta: ma che caxxo fai?). E` difficile mantenere un punto di vista oggettivo perché il problema morale è forte.
Chiariamo subito, anche se l`affermazione è superficiale Koi Kaze parla di incesto [lo so, è uno spoilerone, ma non dirlo avrebbe evirato la recensione rendendola un giro di parole]. Io ho deciso di guardarlo perchè avevo letto molte buone recensioni e mi ero incuriosito: come può un anime trattare un argomento così scottante e delicato? Un lavoro coraggioso, di nicchia, poco commerciale. Poi ho anche pensato che valesse la «pena» di vedere qualcosa di diverso … il mio approccio mi ha ricordato (purtroppo) un po` l`opinione generale che si ha in certe situazioni, mi spiego con un esempio: un malato di cancro fa pena o compassione ai più, un malato di aids, invece, viene additato o disprezzato … è più “sporco“, anche se le situazioni sono o possono essere molto diverse o varie rispetto l`opinione comunemente diffusa.
Se «accettiamo» l`animazione giapponese per intero, dobbiamo considerare quest`anime come uno dei punti estremi del vasto ventaglio di offerte che arrivano dal sol levante. Guardare Koi kaze è, più che mai, come guardare un film, pertanto niente mentalità italiana «i cartoni animati sono robe per bambini» … anche se so che la maggior parte degli utenti di questo forum già lo sa.

Dopo questa lunga intro, che vuole solo dare un`idea e fare decidere se continuare o meno a leggere, passo alla recensione vera e propria.

Tradotto “Vento di Passione” (o vento d'amore), Koi Kaze è un`anime di Motoi Yoshida del 2004 di 13 puntate tratte dall`omonimo manga e subbato dai ragazzi del PTP. Lo stesso gruppo ha scanlato anche parte del manga, io non l`ho letto ma i commenti che ho trovato ritengono l`opera cartacea più chiara ed introspettiva della versione animata.
Comincio col dire, ma si era già capito, che non è un`opera per tutti, bisogna avere del pelo sullo stomaco per guardarlo e per “digerire” la storia che viene raccontata, a mio avviso necessita di una certa esperienza e maturità sentimentale per essere visto, in conclusione penso che un adolescente non riesca a comprenderlo appieno. Per comprendere e discernere su determinate problematiche è necessaria un`esperienza umana e personale (se volete maturità) che viene naturalmente acquisita col passare degli anni.

La storia comincia con l`incontro casuale di due sconosciuti, Koshiro, un uomo di 27 anni inserito nel mondo del lavoro, e Nanoka, una ragazzina di 15 anni, studentessa delle scuole medie. L`incontro è emotivamente forte ed importante ma avrà conseguenze notevoli sulla vita dei due perchè, senza saperlo, loro sono .... fratello e sorella! Pertanto abbiamo l`incontro tra due persone che vengono da due “mondi“, due situazioni, derivanti dal notevole divario d’età, molto diverse: lui è un uomo, lei è una ragazzina (sentimentalmente poco più di una bambina).
La trama, la sceneggiatura e la storia in generale sono belli e molto curati. L’introspezione dei personaggi, attenta ed approfondita, è delicata e toccante. I protagonisti soffrono della loro condizione, anche reciprocamente, ma “elaborano“ e comprendono i propri sentimenti in modo molto diverso. Se Koshiro ne fa un vero e proprio tormento, una malattia che lo divora e lo consuma, Nanoka, ingenuamente, vive la sua (prima) storia d’amore col suo onichan in un modo talmente fanciullesco ed illuso da fare tenerezza.
Il disegno è atipico ma gradevole. Koshiro non è il solito jappo efebico o belloccio (con grandi occhi luccicanti), è massiccio, villoso, e squadrato. Nanoka ha un’espressione molto dolce ma non è particolarmente bella, il suo aspetto ed il suo volto sono volutamente disegnati in modo da mostrarci una bambina e non una giovane donna. Le animazioni sono gradevoli, mentre gli sfondi, molto belli, hanno tinte pastello/acquerello, tenui o quasi ovattati, che “sbiadiscono“ consentendo un’ottimale messa a fuoco dei sentimenti e delle emozioni dei protagonisti. Piacevoli anche le musiche che accompagnano bene ed in modo discreto gli avvenimenti e l’evolversi della storia.
Come ho detto guardando Koi Kaze in modo superficiale si potrebbe dire che il tema principale sia l`incesto, in realtà non è così, al centro della storia c`è il dramma emotivo. Sottolineo la parola dramma, che consuma Koshiro, il quale cerca continuamente di fuggire dai sentimenti che prova per Nanoka, cercando di nasconderli e di reprimerli. L’incesto è quindi solo una figura retorica di contorno che serve all’autore per affrontare un tema delicato e sensibile come l’amore impossibile che può abbagliare e fare perdere la ragione. Un amore impossibile che provato per un parente, ma potrebbe essere anche l`uomo o la donna di un caro amico/a o semplicemente una persona troppo distante da noi (come appunto può essere distante il mondo di una ragazzina da quello di un uomo adulto), può causare un tormento interiore talmente profondo e drammatico da condurre anche all`autodistruzione. Koshiro tornerà spesso a rimuginare sullo sbaglio che i suoi sentimenti lo spingerebbero a compiere ed arriverà a prendere quella che giudica essere l’unica decisione possibile e plausibile.
Il finale può deludere o meno, dipende dai gusti: se preferite vedere Sempre la parola fine chiara e marcata, oppure se non disprezzate (o addirittura gradite), una conclusione aperta ma che, pensandoci, non lo è poi tanto. Considerato che con una metafora viene detto come finirà, basta prestare la giusta attenzione.

Vorrei esprimere un`ultima considerazione personale. Devo ammettere di avere disprezzato più volte Koshiro per il suo comportamento e per non essere riuscito a controllarsi, è lui il debole nella storia. Ma questo fa apprezzare Koi Kaze, una così dura ed impietosa rappresentazione delle debolezze umane eleva l`opera ad un contesto di realtà cruda e disillusa che rappresenta, nella sua semplicità, le contraddizioni dell`essere umano, capace sia di cose meravigliose che di cose volgari ... non parlo di indecenza ma di una incapacità di trattenere determinati istinti … tranquilli, niente di psicologicamente pericolo, sappiate però che un episodio in Giappone è stato censurato e non è andato in onda in tv!

A voi l`ardua sentenza su di un anime che, devo ammetterlo, mi ha messo a disagio, ma mi ha anche catturato per come è riuscito a trattare un simile argomento, ancora una volta i giapponesi mi hanno sorpreso, sicuramente questa è un`opera che in Italia non arriverà MAI, sono troppi i tabù della nostra società a riguardo di un simile argomento. Per questo ho deciso di recensirlo. Alcuni lo reputeranno immorale, in sostanza bisogna decidere se si vuole o meno aprire questo genere di porta, e vedere una rappresentazione del sentimento supremo che viene «sporcato» da una situazione che risulta essere molto drammatica.

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DENIS

 
 

ABCB73

Messaggio numero 24768

Creato il: 10/08/2011
19:33:15

...che topic solitario , ecco una cosina tirata fuori dal cassetto, una spolverativa e qualche parolina in più

LA SCOMPARSA DI HARUHI SUZUMYA - movie

Premetto che la malinconia di Haruhi Suzumiya non è il mio genere, la prima stagione anime mi è piaciuta abbastanza anche se il disordine cronologico mi ha infastidito, della seconda serie salvo poche puntate perchè non ho apprezzato minimamente l'endless eight (che ho droppato).
Il film è un'altra cosa perchè ci ho trovato un senso, a differenza dell'anime che a mio avviso (come canta un rocker) un senso non ce l'ha.
Questa premessa perché per capire il film bisogna conoscere il mondo di Haruhi ed avere visto almeno la prima stagione anime e la prima puntata della seconda stagione.

Il movie di Haruhi, intitolato “La scomparsa di Haruhi Suzumiya ” è la trasposizione integrale della relativa novel dedicata alla folle liceale, kawi e moe.
Una particolarità di questo film e' il ritmo, sembra la sequenza di 7 puntate (dura 2 ore abbondanti!). Personalmente ho gradito questo aspetto (anche se è stato faticoso vederlo d’un fiato essendo subbato) perche' spesso i film sacrificano le esigenze narrative a favore di un ritmo più serrato ed incalzante che porta spesso ad esposizioni troppo sbrigative di trame ed eventi.

Quello che mi ha colpito maggiormente, da subito, è il livello tecnico di questa produzione, in una parola: superbo.
Le serie anime avevano già una qualità ottima se non eccellente ma questo film è andato oltre! Le animazioni fluidissime, la qualità dei disegni, il bellissimo chara dei personaggi, le espressioni facciali realistiche e molto efficaci, il perfetto impiego dei colori, i fonfali splendidi e dettagliatissimi, l'uso della luce, la computer grafica discreta e ben piazzata … mi viene in mente solo B5C per trovare un realismo ed una qualità di tale livello. Altra cosa, però, sono la bellezza delle immagini intesa in senso emozionale, non ho visto molta poesia in questo film (a dirla tutta non e` nemmeno il genere), ci sono pochi momenti con l`atmosfera adatta a quel tipo di passaggi, più che altro eccellenza tecnica, comunque ben accetta perché un vero un piacere per gli occhi!
Complessivamente tra le cose migliori che abbia mai visto.

La trama è complessa ma scorrevole, originale solo per alcune trovate ma sviluppata molto bene e “credibile“ (devo dire che ho un debole per i viaggi/paradossi temporali, soprattutto se fatti bene!), troppo lunga ma “perdonabile“ perchè quasi mai noiosa e utile alla comprensione della complicata situazione. La conclusione/comprensione finale di Kyon mi è sembrata banale sul momento, ma pensandoci non lo e` affatto: una risposta semplice è spesso la più credibile e realistica (nonché efficace ed “utile” al genere di storia in cui si può inquadrare Haruhi).

I personaggi sono buoni, caratterizzati abbastanza bene (tranne uno, Yuki Nagato, che ho trovato eccellente), entro i limiti della serie, anche se ci sono solo due veri interpreti ... un protagonista e ``` mezzo```, gli altri sono funzionali e reggono la parte. Ho visto un Kyon meno amorfo e soprattutto ho visto poco Haruhi! … ho apprezzato molto questo fatto perchè la sua invadenza ed il suo personaggio mi garbano poco. Non la disprezzo ma il suo impiego ridotto e mirato a precisi e necessari momenti narrativi del film me l'hanno fatta apprezzare, questa volta.
Bellissima Nagato, certi passaggi mi sono sembrati molto alla Asimov, riflessivi ed anche toccanti.

La regia è efficace ma non trascendente, ci sono inquadrature molto belle ma a livello simbolico non ho notato niente di particolare (ancora, a dirla tutta non è nemmeno il genere), diverse scene “quotidiane“ sono state trasposte molto bene, la prima che mi viene in mente e` quella in cui Kyon, quando ormai è buio, accompagna Nagato a casa e le loro figure sono illuminate a tratti dalle luci delle macchine che passano.

Ultima nota per la colonna sonora, molto bella ed azzeccata...un paio di bgm mi hanno ricordato molto La città incantata ^^.

In conclusione direi un ottimo film, tecnicamente un capolavoro, narrativamente intrigante, ben fatto in tutti i rimanenti comparti.
Ringraziando i KORamici che me lo hanno consigliato gli assegno un bel 9 pieno!

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Denis

 
 

ABCB73

Messaggio numero 24769

Creato il: 10/08/2011
19:34:54

poi ecco la recensione di un manga particolare:

TOKYO KILLERS

Tokyo Killers è una raccolta di cinque racconti autoconclusivi accomunati dallo stile esplicitamente di genere noir e hard boiled (di origine prettamente occidentale), disegnati da Jiro Taniguchi e sceneggiati da Natsuo Sekigawa (primi 4 racconti) ed Alain Saumon (ultimo racconto). I protagonisti sono assassini, delinquenti, uomini dal passato doloroso o senza futuro. A farla da padrone, pertanto, sono morte, violenza e crimine, inseriti in una realtà cinica e fredda avvolta da una patina di malinconia e disperazione (emblematica l'illustrazione di copertina).
Sono storie senza compromessi, anche dal punto di vista del lettore: rimanerne colpiti o restare indifferenti, prendere o lasciare.
Il disegno, per certi aspetti, si diversifica dal Jiro Taniguchi maggiormente conosciuto “modellandosi“ sulle storie di Sekigawa. Troviamo qui un maggior uso del nero, un tratto più ruvido, più d'impatto... più noir, come le storie. Da notare la particolarità del primo e dell'ultimo racconto, apertura e chiusura dell'albo sono veramente gli estremi di quest'opera, come impaginazione ma soprattutto come stile. Stile nello stile, per così dire. La prima storia è interamente a colori, con vignette organizzate in maniera particolare (spesso a tutt’altezza), atipiche per un manga, prive di ballon e di veri e propri dialoghi in quanto sono le didascalie a piè pagina che “narrano“ la storia, come in un libro ... sembra l'incontro ideale tra pittura e letteratura, che procedono insieme ma anche singolarmente. Come scritto nella prefazione dell'albo Good Luck City (il primo racconto) è un felice connubio che rappresenta ottimamente cosa può essere un fumetto (inteso in senso ampio e non solo “limitato“ ai manga): un equilibrio tra l'immagine ed il testo, l'unione di due parti godibili singolarmente ma che si esprimono al massimo insieme, completandosi a vicenda.
L'ultimo racconto, sceneggiato da Alain Saumon (tradotta ed adattata da Sekigawa), è disegnato in maniera molto più semplice, l'assenza dei retini ed il conseguente abbondante uso di nero lo rendono estremamente europeo ... direi un omaggio al fumetto occidentale e francese in particolare [che io sappia Taniguchi è l'unico mangaka che abbia lavorato regolarmente per un editore non giapponese].
Ma abbiamo anche il Taniguchi sensei che conosciamo benissimo, elegante, pulito e dettagliato, sempre realistico nella rappresentazione grafica dei personaggi e padrone della narrazione e della “regia“ delle tavole che crea.

Taniguchi non delude anche cimentandosi nel genere occidentale del noir e dell'hard boiled. Anche se non sono generi che mi attirano di solito, sono rimasto colpito dalla capacita' narrativa ed espressiva che le tavole di questo manga riescono a trasmette.

In conclusione un'opere ottima che ho trovato per caso mesi fa in fumetteria e che comprai subito viste le tante tavole colori e la bellezza dei disegni! (al centro dell'albo c’è una tavola doppia che ricorda l'impressionismo, eccezionale!!), ma che contiene molto altro. Consigliata per gli amanti di Taniguchi-sensei, ma non solo, gli do un 8 e mezzo.

Postilla sull'edizione Planet: l'albo in mio possesso è della prima edizione, molto buona per essere una stampa del 1998 (il prezzo di 17.900 lire era molto alto per l'epoca) come qualità di stampa, carta e solidità dell'albo. Sicuramente la nuova edizione che uscirà a breve sarà migliore ma 16,90 euri sono un'altra volta tanti (troppi?) considerato che (quasi ci scommetto) l'editore riproporrà, così come ha già fatto per le altre opere del maestro Taniguchi pubblicate circa una decina d'anni fa, le tavole ribaltate con lettura all'occidentale...

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Denis

 
 

SXMO

Messaggio numero 24778

Creato il: 14/08/2011
21:30:55

MESSAGGIO CITATO (abcb73)

...che topic solitario , ecco una cosina tirata fuori dal cassetto, una spolverativa e qualche parolina in più

LA SCOMPARSA DI HARUHI SUZUMYA - movie

Premetto che la malinconia di Haruhi Suzumiya non è il mio genere, la prima stagione anime mi è piaciuta abbastanza anche se il disordine cronologico mi ha infastidito, della seconda serie salvo poche puntate perchè non ho apprezzato minimamente l'endless eight (che ho droppato).
Il film è un'altra cosa perchè ci ho trovato un senso, a differenza dell'anime che a mio avviso (come canta un rocker) un senso non ce l'ha.
Questa premessa perché per capire il film bisogna conoscere il mondo di Haruhi ed avere visto almeno la prima stagione anime e la prima puntata della seconda stagione.

Il movie di Haruhi, intitolato “La scomparsa di Haruhi Suzumiya ” è la trasposizione integrale della relativa novel dedicata alla folle liceale, kawi e moe.
Una particolarità di questo film e' il ritmo, sembra la sequenza di 7 puntate (dura 2 ore abbondanti!). Personalmente ho gradito questo aspetto (anche se è stato faticoso vederlo d’un fiato essendo subbato) perche' spesso i film sacrificano le esigenze narrative a favore di un ritmo più serrato ed incalzante che porta spesso ad esposizioni troppo sbrigative di trame ed eventi.

Quello che mi ha colpito maggiormente, da subito, è il livello tecnico di questa produzione, in una parola: superbo.
Le serie anime avevano già una qualità ottima se non eccellente ma questo film è andato oltre! Le animazioni fluidissime, la qualità dei disegni, il bellissimo chara dei personaggi, le espressioni facciali realistiche e molto efficaci, il perfetto impiego dei colori, i fonfali splendidi e dettagliatissimi, l'uso della luce, la computer grafica discreta e ben piazzata … mi viene in mente solo B5C per trovare un realismo ed una qualità di tale livello. Altra cosa, però, sono la bellezza delle immagini intesa in senso emozionale, non ho visto molta poesia in questo film (a dirla tutta non e` nemmeno il genere), ci sono pochi momenti con l`atmosfera adatta a quel tipo di passaggi, più che altro eccellenza tecnica, comunque ben accetta perché un vero un piacere per gli occhi!
Complessivamente tra le cose migliori che abbia mai visto.

La trama è complessa ma scorrevole, originale solo per alcune trovate ma sviluppata molto bene e “credibile“ (devo dire che ho un debole per i viaggi/paradossi temporali, soprattutto se fatti bene!), troppo lunga ma “perdonabile“ perchè quasi mai noiosa e utile alla comprensione della complicata situazione. La conclusione/comprensione finale di Kyon mi è sembrata banale sul momento, ma pensandoci non lo e` affatto: una risposta semplice è spesso la più credibile e realistica (nonché efficace ed “utile” al genere di storia in cui si può inquadrare Haruhi).

I personaggi sono buoni, caratterizzati abbastanza bene (tranne uno, Yuki Nagato, che ho trovato eccellente), entro i limiti della serie, anche se ci sono solo due veri interpreti ... un protagonista e ``` mezzo```, gli altri sono funzionali e reggono la parte. Ho visto un Kyon meno amorfo e soprattutto ho visto poco Haruhi! … ho apprezzato molto questo fatto perchè la sua invadenza ed il suo personaggio mi garbano poco. Non la disprezzo ma il suo impiego ridotto e mirato a precisi e necessari momenti narrativi del film me l'hanno fatta apprezzare, questa volta.
Bellissima Nagato, certi passaggi mi sono sembrati molto alla Asimov, riflessivi ed anche toccanti.

La regia è efficace ma non trascendente, ci sono inquadrature molto belle ma a livello simbolico non ho notato niente di particolare (ancora, a dirla tutta non è nemmeno il genere), diverse scene “quotidiane“ sono state trasposte molto bene, la prima che mi viene in mente e` quella in cui Kyon, quando ormai è buio, accompagna Nagato a casa e le loro figure sono illuminate a tratti dalle luci delle macchine che passano.

Ultima nota per la colonna sonora, molto bella ed azzeccata...un paio di bgm mi hanno ricordato molto La città incantata ^^.

In conclusione direi un ottimo film, tecnicamente un capolavoro, narrativamente intrigante, ben fatto in tutti i rimanenti comparti.
Ringraziando i KORamici che me lo hanno consigliato gli assegno un bel 9 pieno!

Ottima recensione non vedo ora che arrivi inverno che metto in cantiere HARUHI

Ps.
Una domanda se l'endless eight lo vedo come la prima serie con un disordine cronologico cambia qualcosa

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By Sxm

 
 

ROTTENBLUE

Messaggio numero 25038

Creato il: 26/10/2011
17:37:49

Modificato il: 26/10/2011
17:49:55

All’inizio dell’anno, su consiglio di Giulio, che ringrazio nuovamente ;D, mi sono finalmente deciso a procurarmi e leggermi Generation Basket. Questa è la riflessione che ho maturato su quest’opera subito dopo aver finito di leggere l’ultimo volume, l’ho scritta su carta pensando poi di postarla sul sito, cosa che poi per un motivo o per un altro non avevo ancora fatto e di cui alla fine mi ero completamente scordato. Per caso l’altro giorno ho recuperato il quaderno e quindi mi è sembrata l’occasione migliore per rispondere all’appello lanciato su facebook da Giulio sul postare sul sito. Forse mi sono dilungato un po’ troppo, ma in fondo dovevo recuperare il non aver più postato nulla da Luglio -_-“. Per chi non avesse mai letto quest’opera consiglio caldamente di rimediare e poi di leggere quanto sotto, poiché ritengo davvero un peccato spoilerarsi una storia così bella. Buona lettura:

Milano, 06/02/11

Ho finito di leggere I’ll (Generation Basket)… bello, davvero bello! Asada si è dimostrato un mangaka talentuoso. L’ultimo numero, per certi versi, devo dire che è stato come un pugno allo stomaco. Ti affezioni tanto a dei personaggi così ben caratterizzati, che se poi la storia si sviluppa in maniera imprevista,resti davvero spiazzato.
Del resto tra il penultimo e l’ultimo numero vi sta ciò che distingue la realtà dalla finzione. Nel penultimo numero le leggi che regolano una classica opera di finzione sono ancora intatte, tutto può ancora svilupparsi in maniera lineare, come “è giusto” che debbano andare le cose; certo, il Kouzo ha perso, è stato eliminato, ma Hiragi, Akane ed Harumoto sono ancora giovani del primo anno, e tutto lascia presupporre che ne avranno di tempo davanti a loro per fare del Kouzo una squadra imbattibile, così come è giusto che sia, e cioè INSIEME. Quindi l’albo (seppur si concluda con una sconfitta e con il triste addio di Kanemoto e Yamazaki giunti alla loro ultima gara) rimane permeato fino alla fine da quella vena di ottimismo, che comunque lascia ben sperare. Ecco, questo ottimismo che si respira alla fine del 18° volume potremmo definirlo come quella situazione di stallo potenzialmente perfetta tipica delle opere di finzione, tanto amate, perché in fondo questo è ciò che auspica chi legge. Ma la realtà è ben altra cosa, la realtà è l’imprevisto, è l’inaspettato che fa a pugni con l’ideale, è il caos dettato dalla casualità della vita di tutti i giorni. Quel caos che nell’ultimo albo provoca l’incidente di Akane e gli impedisce di proseguire il suo sogno al fianco di quel compagno appena trovato, Hiragi.
I toni cambiano radicalmente registro, tutto diventa più cupo, e se fino a qualche pagina prima,la sconfitta di una partita di basket veniva vista come una tragedia, ecco che all’improvviso tutto acquista la giusta dimensione e l’attenzione si focalizza sulle cose veramente importanti: Akane potrà tornare a giocare a basket? A camminare? A saltare come un tempo? O perderà la gamba?
Scaraventato di punto in bianco di fronte a questa dura realtà (ma forse è più giusto dire incognita), il lettore rimane inevitabilmente spiazzato. Fino al numero scorso erano totalmente differenti le tematiche e gli interrogativi che gli venivano presentati, invece adesso e così all’improvviso egli si trova di fronte a tematiche ben più importanti. E queste incognite peseranno per molte pagine nella testa del lettore che, insieme con il protagonista, si ritrova a fare i conti con la vita di tutti i giorni, quella vita continuamente intrecciata con quel caos che spesso eventi imprevisti generano, ma che se non ci fosse renderebbe le nostre giornate molto più banali e prevedibili.
Alla fine Akane guarirà e soprattutto potrà tornare a giocare a basket, ma dovrà passare più di un anno e mezzo e cosa più importante, per poter guarire, dovrà allontanarsi dalla sua città, dalla sua squadra, dai suoi amici, in definitiva da tutti i suoi affetti.
Akane un giorno, magari, diventerà il giocatore più forte del Giappone e nel frattempo vincerà tutto quello che è possibile vincere a livello professionistico, ma quel sogno generato e maturato nel corso di quei splendidi 19 volumi e che consisteva nel rendere il Kouzo, insieme con Hitonari Hiragi, la squadra più forte del Giappone, finisce con lo sfumare definitivamente. E questo non può che lasciarci con l’amaro in bocca.
Raramente una storia riesce a prendermi tanto, a smuovermi quel qualcosa dentro a tal punto dal farmi prendere carta e penna e farmi scrivere così, di getto. Chiaramente questo è il caso di I’ll, Generation Basket; la fine di questa bellissima storia che amalgama magistralmente sport, banchi di scuola e quell’irrequietezza tipica degli adolescenti (ma anche di chi si rifiuta di crescere), ha suscitato in me emozioni così vivide, profonde e coinvolgenti che mi sembrava un peccato farle disperdere nel marasma generale del mio “stream of consciousness”, col tempo, di loro avrei perso ogni memoria, perché mi conosco, sono fatto così; per questo le ho volute mettere su carta, perché non voglio dimenticarle, mai.

(MESSAGGIO MODIFICATO IL 26/10/2011 17:49:55)

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rottenblue

 
 

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