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Intervista a Izumi Matsumoto del 1993

Izumi Matsumoto ha vissuto negli anni l'ascesa della sua fama come disegnatore, ma per alcuni rimane ancora un personaggio misterioso, soprattutto in occidente. Di seguito riportiamo un'intervista che Matsumoto rilasciò il 27/10/93 presso la casa editrice Shueisha, a Tokyo, a cura di Rie Zushi (pubblicata in Italiano su Kappa Magazine n. 23 Maggio 1994 - © Edizioni Star Comics - Tutti i diritti riservati). Questa intervista fa comprendere molti aspetti della personalità dell'artista, e contiene anche un omaggio da parte del maestro all'Italia e alla sua cultura.

Kappa Magazine: Per iniziare, ci può dare qualche suo dato anagrafico?

Izumi Matsumoto: Sono nato il 13 ottobre 1958 a Takaoka, nella provincia di Toyama. Forse non lo sapete, ma molti altri autori di fumetto sono nativi di questa provincia, come i maestri Fujiko-Fujio. Uno dei due, che è anche l'autore di Doraemon, ha frequentato le stesse scuole elementari, medie e superiori che ho fatto io.

KM: Crede che l'ambiente in cui è cresciuto abbia influenzato il suo lavoro?

IM: Beh, avendo vissuto in un paese del nord, con tutta la neve che c'è in inverno, credo che non esista altro passatempo che disegnare fumetti, standosene al caldo del kotatsu (tipico riscaldamento giapponese). Per cui, penso che il mestiere del fumettista sia proprio adatto agli abitanti del nord. Forse esistono più autori di fumetti a nord del Giappone che in tutto il resto del paese.

KM: Ma Izumi Matsumoto è il suo vero nome?

IM: No, è il mio nome d'arte. Quello vero è Kazuya Terashima.

KM: Da cosa nasce questo nome d'arte?

IM: Inizialmente sarebbe dovuto essere uno pseudonimo in comune fra me e un mio amico, dato che lui avrebbe scritto le storie e io le avrei disegnate. Volevamo un nome che ricordasse qualche città del Giappone: inizialmente pensammo a Shibuya e a Osaka, ma poi ha prevalso la città di Matsumoto, per noi la più facile da ricordare. Per quanto riguarda il nome, Izumi, proprio nel periodo in cui pensammo di diventare fumettisti uscì un film che ci piacque moltissimo, intitolato Sailorfuku to Kikanju (Divisa da marinaretta & mitra) e interpretato dall'attrice Hiroko Yakushimaru: nel film si chiamava Izumi, e quel nome ci sembrò molto carino. In più, avevamo intenzione di scegliere un nome che creasse dei dubbi sul sesso dell'autore, perciò lo scegliemmo senza indugiare troppo.

KM: Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare in lei la voglia di disegnare?

IM: Da piccolo mi piaceva sia leggere, che disegnare i fumetti, ma fu dal sesto anno delle elementari (1970), che iniziai a fare i primi scarabocchi nei quaderni. Già in quegli anni, cercavo di disegnare i fumetti delle riviste 'Jump', 'Magazine', 'Sunday', ma erano troppo difficili per me. Credo di appartenere alla prima generazione cresciuta assieme a 'Jump'. Ho letto fin dall'inizio sia Kujira Daigo (Daigo la balena) che Otoko Ippiki Gakidaisho (il capo solitario dei monelli), ma soprattutto mi piaceva Harenchi Gakuen (La scuola sporcacciona): penso perciò di aver iniziato a disegnare fumetti dopo aver letto i manga del maestro Go Nagai.

KM: Qual è stata la causa diretta che l'ha spinta a diventare un fumettista?

IM: Come molti altri ho sottoposto i miei disegni all'attenzione della Shueisha. All'epoca c'era un concorso per aspiranti fumettisti chiamato 'Premio Fresh Jump' (ora si chiama 'Hop-Step') e io ci partecipai con un mio lavoro; quella era la prima volta che incontravo un redattore. Lui lesse il mio fumetto e, dopo avermi dato qualche consiglio per migliorarlo, lo presentò al suddetto concorso.

KM: Si è trasferito a Tokyo con l'intenzione di diventare un fumettista?

IM: No. Fu dall'età di 22 o 23 anni che pensai di diventarlo seriamente. Fino ad allora questo mestiere rappresentava per me un sogno remoto, più o meno come diventare una stella del cinema. A Tokyo venni soltanto per studiare disegno e frequentare la scuola di moda. Successivamente, però, mi ritenni abbastanza adatto alla carriera di fumettista e quindi cominciai a disegnare veri e propri episodi.

KM: Con quale fumetto ha debuttato?

IM: Kimagure Orange Road è stata la mia prima opera a puntate, ma il debutto vero e proprio fu Milk Report (1982), pubblicato su una rivista intitolata 'Fresh Jump' (ora diventata 'Jump Special') che presentava i lavori degli esordienti. Ultimamente è stata inserita nella mia raccolta di storie brevi intitolata Graffiti. Era la storia di un ragazzo con gli occhiali, sempre incollato alla madre.

KM: Kimagure Orange Road ha avuto un grande successo e l'ha resa di colpo famoso. Può raccontarci come è nato questo manga?

IM: All'inizio disegnavo soltanto fumetti umoristici. All'epoca ne esistevano parecchi e tuttavia molti divertenti, come Gaki Deka (Il monello piedipiatti) del maestro Tatsuhiko Yamagami, Stop Hibari Kun (Fermati, Hibari) del maestro Hisashi Eguchi, e così via... Mi piacevano molto quel genere di storie e le disegnavo anch'io con piacere. Anche il mio Milk Report era umoristico, e benché avessi tentato più volte la strada del fumetto umoristico, non ebbi mai molto successo. Fu così che un redattore mi consigliò di tentare con un altro genere, magari facendo in modo che la protagonista fosse una ragazza. Insieme decidemmo che avrebbe dovuto essere una sorta di love story, anche perché in quel momento avevo intenzione di sperimentare qualcosa di nuovo.

KM: È stato difficile caratterizzare i personaggi, all'inizio?

IM: No, non molto. Più che altro, essendo stato un esordiente, era un grosso problema per me creare una storia completamente nuova. Ma il solito provvidenziale redattore mi suggerì di ubbidire unicamente ai miei sentimenti, e fu così che inventai Madoka, che rappresenta la ragazza dei miei sogni.

KM: Allora Madoka Ayukawa a qualcosa a che fare con il suo primo amore?

IM: Beh... Dato lo scarso successo che ho sempre avuto con le ragazze, lei rappresenta, per così dire, la mia donna ideale.

KM: Kimagure Orange Road ha avuto un grande successo in Italia nella versione a cartoni animati. Però ha dovuto subire molti tagli a causa delle scene piccanti, e addirittura sono stati saltati due interi episodi. Cosa ne pensa di questo trattamento?

IM: Di paese in paese cambiano i regolamenti e le norme sui programmi per bambini, perciò penso che non ci sia nulla da fare. Solo che, per quanto riguarda Kimagure Orange Road (da ora in poi KOR), gli elementi piccanti non erano affatto messi in evidenza. Vorrei che tutti potessero godersi il cartone animato senza alcuna inutile censura.

KM: KOR è rivolta soprattutto agli adolescenti. Eppure troviamo risvolti particolari, come l'omosessualità di Akane, follemente innamorata di Madoka. Perché questa scelta?

IM: Dal punto di vista tecnico, è stato soltanto per rendere più divertente la storia. L'omosessualità di Akane non è quella che intendono gli adulti, ma si tratta di un sentimento che una ragazza può provare nell'adolescenza prima di iniziare a provare interesse per l'altro sesso. Questo perché, pur essendo interessata ai ragazzi ha un po' di paura e di conseguenza è attirata da persone del suo stesso sesso. Questa è la mia analisi personale.

KM: Kyosuke fa parte di una famiglia dotata di poteri paranormali. Può spiegarci l'origine di questi poteri?

IM: A dire il vero, avevo pensato a una storia che però non ho mai rappresentato nei fumetti. Alla fine di KOR avrei voluto inserire un episodio in cui i protagonisti vanno a visitare il villaggio dei nonni, e insinuare nei lettori il sospetto che tutti gli abitanti di quel villaggio fossero dotati di poteri ESP; probabilmente avrebbero dovuto essere aborigeni di origine extra-terrestre!

KM: In molti si chiedono che fine abbia fatto la madre di Kyosuke...

IM: Ho supposto che fosse morta, e nel fumetto ho anche rappresentato la sua tomba. Per quanto riguarda le cause della morte, anche qui c'è sotto una storia che non sono mai riuscito a disegnare: in breve, è morta di parto. Ho ripensato ad alcuni racconti fantascientifici che avevo letto, e così ho immaginato che i miscugli genetici di razze differenti (aborigena extra-terrestre e terrestre) potessero creare problemi durante il parto, con il 50% di possibilità che la madre morisse: i bambini nati da questo incrocio avrebbero comunque avuto poteri paranormali. Immaginate quindi il possibile seguito: se Kyosuke dovesse sposarsi con Madoka e avere figli con lei, la ragazza rischierebbe la morte! Sarebbe un finale tragico, ma se dovessi decidere di disegnare il seguito di KOR, è molto probabile che inserirò un episodio del genere.

KM: Ci ha spiegato che Madoka rappresenta la sua donna ideale. Ma per quanto riguarda il suo carattere, ha preso spunto da qualche persona che conosceva?

IM: Quando iniziai a lavorare a KOR, nel 1984, una cantante di nome Akina Nakamori stava ottenendo un grande successo. Fino ad allora tutte le cantanti avevano sempre sfoggiato visi e mode da brave ragazze, ma questa aveva l'aria da teppistella. Fu proprio la sua diversità che mi colpì. Neanche tra i fumetti esisteva una protagonista con un carattere così ribelle, e anche se mi sembrava impossibile che potesse essere amata dai lettori, rimasi talmente impressionato dal carattere di Akina Nakamori che mi venne una gran voglia di creare un personaggio che avesse il suo stesso atteggiamento.

KM: Dopo KOR è stata la volta di Sesame Street. Ci può raccontare come è nata quest'opera e se continuerà ancora?

IM: Per il momento la sua pubblicazione è ferma, ma non la considero affatto un opera completa, anzi, vorrei continuarla appena possibile. Mentre disegnavo KOR mi ero un po' annoiato e mi era venuta voglia di creare qualcosa di nuovo. Pur essendo presenti gli elementi tipici della commedia amorosa, considero Sesame Street come uno sceneggiato con storie di vita familiare. Forse paragonando Chitose (una delle protagoniste) a Madoka, Keiki Fujiya a Kyosuke Kasuga, oppure Karin a Hikaru, si possono notare delle similitudini, ma la mia intenzione era quella di creare un fumetto in cui tre personaggi potessero essere contemporaneamente protagonisti in ugual modo. Perciò non c'è bisogno che si sviluppi un triangolo amoroso fra di loro, e ogni personaggio può scegliere la propria strada. Per esempio, Chitose potrebbe benissimo avere un altro fidanzato, e gli altri due essere innamorati l'uno dell'altra.

KM: In Graffiti c'è, in un certo senso, tutta la sua carriera. Ma il suo stile è in continua evoluzione. Cosa ci riserverà il futuro?

IM: Vorrei migliorare la mia grafica. È proprio questo che mi fa soffrire di più: a causa del continuo progresso tecnologico, i mezzi di espressione degli autori cambiano di continuo, specialmente in Giappone. Vorrei tanto riuscire a rimanere al passo coi tempi...

KM: Di quali autori seguiva l'esempio all'epoca del suo debutto?

IM: Ce n'erano talmente tanti che è difficile nominarne soltanto uno, comunque mi piacevano moltissimo i disegni del maestro Hideo Azuma e i fumetti del maestro Hisashi Eguchi, molto belli e pieni di personalità. Credo che questi due artisti mi abbiano influenzato in modo particolare. Per quanto riguarda i progressi tecnologici, ora sto usando il programma Photo Shop per il computer Macintosh. Mi piace molto disegnare con il computer, e ho intenzione di usarlo per creare tutte le nuove tavole a colori del mio prossimo manga, anche se in realtà sono soltanto pochi mesi che sto usando il computer con l'aiuto di un esperto...

KM: Pare che occorra molto tempo per dipingere con il computer...

IM: No, al contrario: dipingendo normalmente, è impossibile modificare un lavoro finito; con il computer, invece, una volta abituati, si può cambiare come e quando si vuole, e molto velocemente. Credo che l'elaboratore consenta maggiore capacità d'espressione.

KM: Generalmente si avvale di assistenti, oppure da quando usa il computer, ne può fare a meno?

IM: Per quanto riguarda l'elaboratore, occorrono persone che sappiano usarlo. Per KOR disponevo di cinque assistenti, mentre per Sesame Street, dato che non dovevo disegnare molte tavole, mi bastavano una o due persone al massimo.

KM: Di quale altro strumento si avvale, oltre al computer, per disegnare?

IM: Esistono alcuni trucchi del mestiere. Sono in molti ad usare la fotocopiatrice, e lo stesso vale per me. Per gli sfondi, ricalcando una foto si possono ottenere dei risultati eccellenti e molto realistici. Per un fumettista è importante sia la qualità dei disegni, che il tempo impiegato a realizzarli. Perciò cerco sempre di disegnare nel modo più razionale possibile. Utilizzando le foto, però, è necessario realizzarne in proprio per eliminare il problema del copyright. Quando ho tempo le faccio da solo, altrimenti chiedo alla redazione di procurarmele.

KM: Torniamo a KOR: nell'ultimo volume giapponese, il 18° (il 25° di Star Light in Italia), lei ringrazia alcuni autori per il loro contributo, fra i quali c'è Katsuhiro Otomo...

IM: Salvo il maestro Otomo, sono tutti amici e colleghi che lavoravano per la mia stessa rivista. Li ho ringraziati perché quando mi trovavo in difficoltà per mancanza di tempo, chiedevo aiuto a loro per disegnare le parti che gli assistenti non erano in grado di fare, cioè i personaggi. Per quanto riguarda Otomo, più che un collaboratore è il mio maestro spirituale, in quanto ogni volta che disegnavo, tenevo i suoi disegni davanti ai miei occhi come incoraggiamento.

KM: Oltre al suddetto maestro, quali autori giapponesi ammira?

IM: Mi piacciono molto le opere di Rumiko Takahashi (Ureseiyatsura, Ranma 1/2), così come quelle di Mitsuru Adachi (Touch, Miyuki) e Hisashi Eguchi. Tra gli attuali, ammiro molto Yuzo Takada (3x3 Occhi) e Kazushi Hagiwara (Bastard!) che era un mio assistente.

KM: Ha qualche occasione di vedere le opere occidentali?

IM: In Giappone non sono molto reclamizzati gli autori occidentali, per cui se voglio ammirarli devo andare a cercarmeli da solo. Comunque mi piaccono molto le illustrazioni di H. R. Giger (il creatore grafico del mostruoso Alien), anche se non è proprio un fumettista; poi, un discorso a parte per Moebius, apprezzato da praticamente tutti gli autori giapponesi... credo di aver subito molto la sua influenza, inconsapevolmente.

KM: Cosa pensa dell'operato di Akemi Takada, che si occupò della trasposizione in cartoni animati di KOR?

IM: Inizialmente mi preoccupava molto il fatto che questa trasposizione dovesse essere realizzata da un'altra persona. Poi fui tranquillizzato dall'ottimo lavoro della bravissima Akemi Takada, che aveva già operato nella versione animata di Ureseiyatsura e in altri anime di successo. Gli schizzi preparatori mi piacquero subito. La sua linea mi sembro dolce e femminile, i colori scelti con gusto... credo proprio che abbia creato un nuovo stile di disegnare Madoka, quello che mancava a me.

KM: Lasciando da parte il lavoro, ha qualche altro hobby oltre i fumetti?

IM: Adoro la musica: da giovane misi su un piccolo complesso con alcuni miei amici. Ora però non ho tempo per dedicarmi a questo hobby, perciò mi accontento di andarmene in giro in auto... Mi piacerebbe avere una Ferrari, ma è talmente cara che non credo riuscirò mai a comprarla. Comunque possiedo una NSX, l'auto giapponese più simile alla Ferrari.

KM: Anche i suoi fan italiani attendono con ansia una sua nuova opera: ha qualche progetto in mente?

IM: Ne sto preparando una nuova a puntate, da inserire su 'Super Jump', la rivista sulla quale era pubblicata Sesame Street. KOR era ambientata in un'epoca contemporanea, mentre questa nuova storia sarà di tipo fantascientifico. La protagonista sarà una ragazza del 3030 che torna indietro nel tempo di mille anni, fino al 2030, cioè nel 21° secolo. Il titolo sarà Magic Power Mako. Se sembra già noto, non c'è da stupirsi: è la traduzione in inglese del titolo di un famoso cartone animato intitolato Maho no Mako chan. Una quindicina di anni fa esisteva un complesso rock giapponese che si chiamava proprio così... Forse ai componenti del gruppo piaceva quel cartone, e così hanno pensato di prenderne il nome, ovviamente tradotto in inglese. Era da più di dieci anni che avevo in mente quel nome così spiritoso, perciò ho deciso di darlo a questo nuovo manga, dato che la protagonista è dotata di strani poteri. Ho attribuito questi poteri a una ragazza proveniente dal futuro, perché penso che i progressi di una scienza più avanzata di mille anni possano apparire come miracoli, ai nostri occhi, così come un uomo che è vissuto mille anni fa rimarrebbe allibito vedendoci usare un normale accendino oppure un walkman. Quindi tutto ciò che viene etichettato come potere paranormale dagli uomini del 2030, è soltanto frutto di una scienza più progredita di mille anni, e la protagonista se ne serve con semplicità. La protagonista, Mako, arriverà con una macchina del tempo, come in un qualsiasi romanzo o film di fantascienza. Personalmente sono contrario all'ipotesi che un apparecchio del genere possa mai essere costruito: credo sia impossibile per qualunque civiltà, anche molto avanzata, costruire una macchina del tempo, come sostiene anche la tesi del dott. Hawking. Però, dopo essermi molto occupato della macchina del tempo, ho elaborato alcune tesi che ritengo molto interessanti, quindi credo che per un lettore valga la pena di leggere il mio nuovo fumetto. Ah, già dimenticavo: attualmente sto lavorando a un altro manga a puntate, che ho già iniziato a pubblicare. Il suo titolo è Black Moon ed è serializzato su una rivista della Takeshobo chiamata 'Comic Gamma'. La storia l'ha scritta un mio amico, mentre i disegni sono miei. Esce un episodio ogni tre mesi circa, perciò non mi occupa molto tempo. Comunque sia, in questo momento ho ripreso a lavorare sodo.

KM: Sembra che abbia molte nuove idee in mente, ma vorremmo sapere se ha qualche progetto particolarmente interessante per il futuro.

IM: Esiste una pubblicazione chiamata 'Jump Novels'. e collegata a questa rivista esce una collana di romanzi: non sono altro che i manga pubblicati su 'Jump' trasformati in romanzo. La prossima primavera è prevista l'uscita di KOR in versione romanzo, per la quale disegnerò alcune illustrazioni e qualche vignetta. La storia si basa su un casuale balzo nel tempo del protagonista, che si ritrova nel 1994. Il soggetto l'ho ideato io, ma il romanzo vero e propro lo scriverà il signor Kenji Terada, che è stato anche lo sceneggiatore della versione animata di KOR. Di comune accordo abbiamo deciso di ambientare la storia nel 1994, dato che il romanzo sarà pubblicato proprio quest'anno.

KM: Non è in programma l'uscita di un fumetto, prendendo spunto da questo romanzo?

IM: Per ora non è in programma nulla del genere. I romanzi sono completamente scollegati dai fumetti. Sarà invece un racconto completo, molto vicino al presunto seguito del manga.

KM: Ma ha qualche intenzione di dare un seguito al fumetto di KOR?

IM: Per il momento sono impegnato nella progettazione di Magical Power Mako e Black Moon, oltre a Sesame Street, che considero ancora incompiuta. Quindi, darò un seguito a KOR soltanto se ne avrò il tempo. Anch'io ne ho molta voglia. ma se dovessi farlo, creerei sicuramente un manga completamente differente dal precedente.

KM: Lei si inserisce spesso nei suoi fumetti, ma disegnandosi caricaturizzato come una specie di Kappa, il folletto acquatico giapponese. Per quale motivo si rappresenta così?

IM: Qualche anno fa avevo una ragazza che per scherzo mi ritraeva così. Da quel momento in poi mi sono sempre visto in quella forma...

KM: Come ultima cosa, la preghiamo di lasciare un messaggio a tutti i suoi fan italiani.

IM: È stata una grossa sorpresa per me, sapere che le mie storie, sia a fumetti che in animazione, sono apprezzate anche in Italia. Sono sempre stato un grande ammiratore di un complesso musicale italiano chiamato Premiata Forneria Marconi (PFM): ascoltavo sempre la loro musica mentre disegnavo KOR. Credo che sia stata una coincidenza veramente incredibile, il fatto che il mio manga abbia avuto successo nel vostro paese. Sono convinto che l'Italia sia al primo posto nei settori della musica, della moda e dell'arte, quindi è un grande onore venire apprezzato in un paese così culturalmente avanzato: non riesco ancora a crederci! Comunque sia, vi prego di continuare a leggere i miei fumetti. Grazie.

In questa locandina si annunciava l'uscita del primo film "Ano Hi Ni Kaeritai" (immagine a destra)

Intervista ad Akemi Takada del 1988

La seguente intervista ad Akemi Takada è stata pubblicata sul numero 10 di "Newtype" dell'ottobre 1988, poco prima della diffusione di "Ano Hi Ni Kaeritai". Lo stralcio riportato è molto breve, ma consente di venire a conoscenza degli elementi che ispirarono la Takada nella caratterizzazione del personaggio di Madoka e del suo punto di vista in merito al primo film che di lì a poco sarebbe uscito nelle sale cinematografiche.

Akemi Takada: "Siccome le occasioni in cui disegnare le illustrazioni per Orange Road sono state estremamente numerose, è possibile catalogare i tipi di soggetto in cui questi disegni si dividono. Nonostante ci siano anche illustrazioni con Hikaru e Kyosuke, la maggior parte delle richieste erano tutte per Madoka, segno della sua popolarità. Per questo mi sono immaginata Madoka come se fosse davvero una idol in carne ed ossa, e l'ho disegnata come se stesse interpretando molti ruoli diversi. Per trarre l'ispirazione ho osservato gli album fotografici delle idol giapponesi e le foto che apparivano sulle riviste straniere. Quando disegno, la prima cosa a cui penso è il viso. In particolar modo all'espressione degli occhi. Se per caso la sbagliassi, allora rifare da capo tutto lo schizzo sarebbe difficile. Se volessi affiancare tutti i miei lavori per catalogarli, sarebbe possibile, ma dato che mi piace moltissimo lavorare con i colori, e che trovo di stare facendo un lavoro davvero divertente, preferisco evitare ogni catalogazione. Da questo punto di vista, non sono ancora stanca di disegnare, e credo che continuerò questo lavoro ancora per molto tempo. A proposito del film che sta per uscire ("Ano Hi Ni Kaeritai", ndt) dato che tratterà della fine del triangolo dei tre protagonisti, e della battaglia fra le due ragazze, vederlo sarà doloroso. Anche io penso che comunque la relazione a triangolo non sarebbe potuta durare per sempre. Però è una cosa molto triste."



Kimagure Orange Road © Izumi Matsumoto/Shueisha/NTV/VAP/Toho/Studio Pierrot